Al tuo fianco

di Luca Bortone

Marzo 2016

L’amore e il sostegno della propria famiglia sono essenziali, soprattutto nei periodi di crisi e profonda riflessione. Un viaggio tra le antiche bellezze di Edimburgo alla ricerca delle motivazioni e del coraggio per cambiare la propria vita, a costo di doverla ridimensionare dal punto di vista economico in favore di una nuova dimensione di felicità e soddisfazione.

Lugano, racconto, roadway.ch

Respirare aria nuova è corroborante, specie durante quei momenti in cui, a casa, tutto sembra essersi rivoltato e da un istante all’altro ci si ritrova inspiegabilmente a fissare il mondo da sotto una pietra umida, mentre le dita cercano di grattare via il muschio per scoprire un altro, minimo spicchio di cielo azzurro.

Quel giorno uno splendido sole abbracciava Edimburgo, che si srotolava come una cartolina ai piedi di Arthur’s Seat, la collina dalla cui sommità era possibile ammirare uno splendido panorama sul centro storico della città, capace di attirare frotte di turisti da ogni angolo del mondo. Persino a maggio inoltrato, la temperatura frizzante aveva costretto Leonardo a indossare la maglieria termica sotto il pullover e la giacca. L’arrampicata lungo il ripido sentiero era stata faticosa, soprattutto a causa del peso dello zaino in cui aveva riposto tutta l’attrezzatura di contorno alla sua amata Nikon, senza la quale non muoveva un passo.

Una volta in cima, Leonardo si sedette a riposare al cospetto di una parete di roccia verticale come un muro, che sembrava più scavata dall’uomo che opera della natura. Anni prima, in un’intervista rilasciata da uno dei più talentuosi fotografi del National Geographic, aveva letto un consiglio che ancora oggi seguiva: «Quando arrivate in un luogo nuovo, prima di scattare qualsiasi fotografia, sedetevi e guardate. Rilassatevi. Godetevi l’attimo e riempitevi gli occhi con lo splendore che avete di fronte. Solo in questo modo potrete riprodurne tutto il fascino anche nei vostri scatti. Non esiste comportamento peggiore del vivere un viaggio solo attraverso l’oculare della macchina fotografica, che per sua natura si focalizza su un particolare e perde di vista tutto il resto».

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Il castello era ben visibile anche da lì. Si ergeva fiero e solido sulla sommità di una delle alture del centro, come se fosse consapevole di essere il più antico edificio cittadino ad essere giunto integro fino ai nostri giorni. Siccome quella mattina si era svegliato tardi e la fila per entrarvi era troppo lunga, Leonardo aveva deciso di posticipare la visita al giorno seguente. Da sempre affascinato dalle fortezze di stampo medievale, voleva ritagliarsi l’occasione di procedere alla scoperta in compagnia di meno gente possibile, così da scattare anche delle fotografie migliori, senza inquadrare il brulicare di turisti dell’ora di punta.

Dallo zaino recuperò una borraccia e si dissetò. I polpacci erano duri come sassi e i talloni iniziavano a pungere per il dolore, ma lo sforzo era ripagato dal panorama su cui poteva posare gli occhi in quel momento. Si alzò e raggiunse il limitare del sentiero. Dopo aver lasciato correre lo sguardo lungo i tetti dei palazzi e localizzato i monumenti più famosi, scelse l’inquadratura migliore, regolò alcune impostazioni e scattò una decina di fotografie. Soddisfatto del risultato, sorrise.

A casa, erano mesi che non riusciva a sorridere di gusto.

A trentacinque anni, sentiva che la vita gli stava scivolando tra le dita, inesorabile. Sebbene non avesse ancora avuto il coraggio di ammetterlo ad alta voce, il suo inconscio conosceva la verità: era insoddisfatto. Molto insoddisfatto del proprio lavoro.

Dopo anni passati sui libri per conseguire un ottimo titolo accademico e molta gavetta a piena soddisfazione dei superiori, era ancora bloccato in una posizione senza alcuna responsabilità. Non poteva firmare nulla a suo nome. Non poteva decidere nulla in autonomia. Riceveva incarichi senza poterne assegnare a sua volta. Pur essendo molto più bravo di tanti colleghi, non aveva mai imboccato una corsia preferenziale e aveva sempre dovuto assistere ai successi degli altri.

Dopo l’ennesimo boccone amaro – un aumento di stipendio non concesso perché ritenuto “ancora non maturo” dai grandi capi – Leonardo era stufo. Stufo marcio.

E incazzato.

E deluso.

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Sì, deluso dalla poca lungimiranza dei superiori che non avevano ancora avuto il coraggio di lasciarlo camminare da solo. Sarebbe stato in grado di produrre ottimi risultati, ne era del tutto consapevole. Era convinto di valere molto.

Se solo si fosse presentata l’occasione, lo avrebbe potuto dimostrare.

Già…

Ma di occasioni a suo favore non sembravano mai essercene.

Ormai aveva perso il conto delle volte in cui aveva sentito dire: «Stavolta tocca a lui, mi spiace.» Oppure: «Sono convinti che lei abbia un potenziale maggiore del tuo, in quel ruolo.» O ancora: «Abbi pazienza, il tuo turno arriverà, vedrai.»

Sì, ma a furia di vedersi sorpassare da colleghi più giovani, anche la pazienza più solida veniva erosa.

Leonardo era sempre stato un combattente, che ai torti e alle delusioni contrapponeva uno sforzo ancora maggiore alla ricerca della qualità assoluta nel proprio lavoro. Non avrebbe mai dato ai grandi capi la soddisfazione di poter dire: «Visto? È a causa del tuo scarso impegno che non possiamo promuoverti.»

Non era mai stato il tipo di persona da sedersi in un angolo e piangersi addosso.

No. Mai.

Una delle sue massime preferite recitava: «Se non sei contento della tua vita, alzati e prendila a calci finché si indirizza dove vuoi tu.»

E così si era sempre comportato: nello studio, nello sport, sul lavoro e nella vita in generale.

Tuttavia… beh, il tempo scorreva inesorabile. Gli anni scivolavano via e le possibilità di una buona carriera diminuivano in maniera proporzionale e inversa. Ogni promozione passata ad altri era una catena che lo affrancava sempre più nel suo mediocre ruolo.

Al suo insoddisfacente e mediocre ruolo.

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Le propaggini dello sconforto avevano iniziato ad avvilupparsi attorno al cuore. L’impegno profuso era sempre ai massimi livelli, solo che pian piano stava perdendo la spinta della passione e del fervore.

Leonardo iniziava a sentirsi insofferente.

Ma d’altronde, cos’altro avrebbe potuto fare? Licenziarsi e perdere le ottime condizioni di lavoro che la sua azienda offriva, soprattutto in un momento di forte crisi economica mondiale? Per andare dove, poi?

Aveva iniziato a guardarsi attorno, ma le possibilità erano davvero minime.

Quasi nulle, in quel momento.

Dunque non restava che ingoiare altro veleno e restare buono, in attesa.

Quella strategia aveva funzionato già in passato, perché non avrebbe dovuto farlo anche quella volta?

Già, perché?

Da qualche mese, Leonardo aveva iniziato a provare nostalgia per il vecchio lavoro, lasciato quando si era aperta la posizione nella sua attuale azienda. Le condizioni, soprattutto economiche, tra i due impieghi non erano paragonabili: come rinunciare a un aumento di stipendio del 150%? Difficile, se non impossibile, visto il desiderio di sposare Giulia e allargare la famiglia con lei. Per farlo, servivano certezze finanziarie, così Leonardo aveva accettato, pur consapevole di lasciare un modo che amava in favore di uno più… freddo, composto di numeri, presentazioni, piani strategici e analisi statistiche.

Era persino entusiasta di cambiare e aveva buttato anima e corpo nel nuovo lavoro, raccogliendo belle soddisfazioni e tanta esperienza.

Anni dopo, tuttavia, il sentiero abbandonato sembrava essere diventato più scintillante. Più attraente, seducente.

Tornare indietro era escluso. Soprattutto con due figli piccoli a carico. Già così e con l’apporto di Giulia, che lavorava a metà tempo, era difficile riuscire a risparmiare qualcosa ogni mese, figurarsi con un taglio netto delle entrate.

Eppure…

Leonardo inspirò.

A est, qualche nuvola iniziava a velare il cielo.

Forse in serata avrebbe piovuto.

Guardò l’orologio.

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Era venuto il momento di scendere. Il Royal Mile, la celebre via che corre lungo Old Town fino alla piazza ai piedi del castello, lo attendeva con i suoi edifici colorati, le viuzze laterali strette e spesso tetre e i monumenti storici, come la cattedrale di Sant’Egidio o la statua di Adam Smith.

Restava ancora molto da scoprire e il tempo iniziava a scarseggiare.

Leonardo voleva sfruttare la giornata soleggiata e limpida per arrampicarsi su Calton Hill, dove ammirare i numerosi monumenti sparsi nel parco, e visitare il tributo a Sir Walter Scott, una torre a punta, scura, eretta in memoria del celebre scrittore scozzese che dalla sua posizione sorvegliava il confine tra la vecchia città e quella più moderna. Quella sera si sarebbe invece goduto un whisky o un pinta di birra in uno dei famosi pub sparsi per la città.

Ne aveva bisogno.

Quel viaggio in solitaria era stato un suggerimento della moglie Giulia che, preoccupata per il suo stato mentale, aveva voluto concedergli dello spazio per sé, per scaricare la tensione e riflettere a mente lucida sul suo futuro.

Fu proprio al tavolo di legno di uno dei famosi locali che Leonardo scovò il biglietto. Era nascosto dentro la custodia del secondo teleobiettivo e ne scivolò fuori quasi per caso, mentre riordinava lo zaino.

Incuriosito, lo aprì.

E una lacrima di commozione gli sfuggì tra le ciglia.

Al centro del foglio era stampata una fotografia di Giulia abbracciata ai loro due splendidi figli, Romina e Matteo. L’intero terzetto sorrideva all’obiettivo e Leonardo avvertì una stretta al cuore. Gli mancavano da morire. Erano la sua vita. Tutta la sua vita. E la loro felicità era l’unica cosa che davvero contava.

 

A farlo scoppiare in un pianto a dirotto fu la frase scritta dalla mano di Giulia: “Noi saremo sempre al tuo fianco, anche in una catapecchia”.

Con quelle poche parole, la moglie gli comunicava il proprio sostegno. Qualunque alternativa avesse scelto, Leonardo avrebbe potuto contare su di lei e sui loro figli, che lo avrebbero seguito anche in capo al mondo. Senza batter ciglio, avrebbero rinunciato a una casa grande, ai viaggi, alle cene fuori casa e a tutto ciò che sarebbe servito.

Una sola frase per racchiudere un modo d’amore immenso e profondo, a ribadire: “la tua salute e la nostra vita insieme è più importante di ogni altra cosa! Decidi con il cuore, che in un modo o nell’altro ce la caveremo, come abbiamo sempre fatto.”

Leonardo si asciugò le guance e gli occhi e gustò due birre, prima di tornare in hotel.

L’indomani avrebbe scarpinato per parecchi chilometri in cerca degli altri gioielli di Edimburgo, perciò doveva riposare.

Quella sera, si addormentò con il sorriso e il cuore più leggero.

La decisione, qualunque fosse stata, sarebbe stata molto più facile da prendere.

Al tuo fianco, per sempre e ovunque.

Grazie amore mio. Non sai quanto questo sia importante per me.

Leonardo sorrise, pensando al set di coltelli professionali che gli era stato regalato per le feste.

In fondo, anche alla sua età era possibile reinventarsi e – perché no? – finalmente trasformare la passione di una vita in un vero lavoro. Il talento non mancava. Voglia e impegno sarebbero stati garantiti e in grado di rendere i sacrifici meno pesanti da sopportare.

Già, perché non buttarsi?

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